Giada

Di gemma tenevi il nome

di pregio un occhietto vivo,

dipinto era il tuo sorriso

cornice le lunghe chiome,

portavi l’umor giulivo

di riso e tuo amor intriso,

‘sì magra a mancar addome

‘sì forte a dettar che scrivo…

 

Tua verve era  rigogliosa

il passo mai lento e incerto,

dettavi agli amici intorno

tue regole con tua posa,

da insulti stavi al coperto

di notte tanto di giorno,

rispetto veniva a chiosa

di un esser tuo lieto e aperto…

 

Paure dolori e inganni

fuggivano già lontano,

non tanto perché evitati

sapevi affrontarne i danni…

e lieve e decisa mano

posavi sui fatti amati,

per altri le notti insonni

per te un levitare sano…

 

Or ora te ne sei andata

per ca’ strane e civettuole,

ti immagino esile e stretta

che mordi la lingua amata,

e scalpiti sulle tue suole

che già devi andar di fretta…

non scusi la tua bravata,

sorridi a chi se ne duole!

 

Sei proprio una mascalzona!

O sei brava ragazza?

Stavolta l’hai fatta grossa

ma è questo ciò che ti dona,

il far di tipa pazza…

ti ha spinto giù nella fossa,

il carabinier piantona

inutile la sua mazza…

Che resta della tua morte?

La vivida tua speranza,

o il vivere gioioso e lieto

che stringo al petto forte?

Il senso della mancanza

e il peso  dell’incompleto?

Doglianze tue sono sporte

dal cielo che tanto ha pianto,

le lacrime ha già esaurito…

com’io me ne faccio vanto

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