Queste radiazioni non s’hanno più da fare!!!

L’ACI ha diramato una circolare con cui avvisa che, dal 14 luglio, non basterà più dichiarare in quale paese si intende esportare per immatricolare un veicolo acquistato. Sarà necessario provare tale operazione.

In due semplici modi:
– bolla di accompagnamento o documento di trasporto di un veicolo in una bisarca
– copia della carta di circolazione del veicolo in altro paese. Se extra UE, va da sè che questa debba avere traduzione giurata presso un Tribunale.

In altre parole, è il tramonto definitivo delle cosiddette “targhe di cartone”, quelle cioè che abbinano una lettera e un numero alla motorizzazione provinciale di riferimento(tanto per dare un esempio a Verona è D6).

Bisogna essere precisi, la possibilità di targare per un tragitto mirato a far uscire il veicolo dal suolo nazionale c’è ancora. Il sistema delle targhe di cartone è tuttora in vigore. L’assicurazione “a 5 gg” anche, benché sia veramente difficile trovare un’assicurazione che ti dia un servizio simile in quanto estremamente rischioso, in Italia.

Chissà perché, poi, in Germania lo fanno!!! (Grillo c’entra una cippa, lo fanno davvero).

In “Cruccolandia” le targhe provvisorie si possono ottenere per quindici giorni, un mese tre mesi o sei mesi. Paghi chiaramente un’assicurazione correlata, ma se in Italia l’operazione di immatricolazione a cinque giorni svolta da un privato, magari fuori dal circuito degli “Unti del Signore”, cioè coloro che per amicizie e settore riescono a spuntare un’assicurazione amica che si fida perché tu le truffe non le fai…in tal caso paghi 300-350 euro una procedura che ti garantirebbe un servizio analogo in Germania con una validità di 6 mesi!

Perché se immatricoli in Germania l’auto, per 15 gg…costa 90 euro.

Ora, potrebbe essere anche un’interessante storia à la “Guardie e Ladri”, quella legata alla cronologia delle procedure possibili in Italia per esportare un veicolo. Si è arrivati a sanzionare l’immatricolazione in paese terzo, della UE(la Germania lo è sicuramente, siamo noi che presto o tardi ne usciremo).

Il perché di tutta questa burocrazia è “per correre dietro ai furbi”. Prima si provava a radiare per esportazione un veicolo attraverso paesi terzi, perché costava meno, adesso si cerca di ostacolare la radiazione per esportazione per evitare che qualcuno utilizzi pezzi originali bypassando il circuito dei demolitori, ottenendo ricambi a costi molto più bassi e con meno controlli.

Ma i paletti stretti, per esperienza, dureranno un pò di tempo ma non per sempre. Presto o tardi i privati o i rivenditori specializzati insorgeranno, reclameranno il loro diritto(sacrosanto)di operare senza affidarsi a un terzo da pagare, si allargheranno di nuovo le maglie e a fianco di un sistema informatizzato reso vincolato a segnalare la data di esportazione, vi sarà un “compiacente” algoritmo che farà passare le pratiche nonostante il dato richiesto, con buona pace degli onesti(o tondi) piccoli operatori, e fortuna, magari casuale, degli addetti che se ne avvedranno.

E sarà un “affare” per pochi…

Chissà, magari le cose stanno veramente cambiando in italia e non sarà come dico.

Ma mi permetto di esserne perplesso…

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