Pensiamo a riqualificarci. Un esempio dal calcio

Nel mondiale carioca, la Germania di integrati e cresciuti con cultura tedesca sbriga la pratica del Brasile, orfano dei due giocatori più importanti, Thiago Motta e Neymar. Non è il Brasile più forte di tutti i tempi, ma un 7 a 1 si deve anche a un crollo psicologico.

Non resisto alla tentazione di rilevarvi come la perseveranza crucca sugli schiantati della Seleçao sia un’immagine rappresentativa di una mentalità, perché se la Francia o l’Italia avessero ottenuto una simile situazione si sarebbero fermati sul 3 , 4 a 0 per “carità cristiana”.

E in effetti oggi ci sono dei giornali con commenti in questo senso.

Analisi sociologiche su una partita di calcio, dopo anni che avremmo dovuto capire come funziona l’Oktoberfest, sono onestamente pietose.

Ma la cosa più pietosa è che non abbiamo ancora capito che quello che Darwin non prende più con l’evoluzione antropologica delle guerre, se lo prende con gli schemi culturali vincenti.

Quindi sarà pedante farvi notare che la germania gioca un calcio più veloce di dieci anni fa, ha un mix di continuità e novità nel calcio della sua tradizione. Sarà NOIOSO rilevare che società fallite in Germania non ce ne sono pur investendo un bel pò nei vivai…

E sarà QUASI AUTISTICO ricordarvi che i loro cuginetti liberisti olandesi, accanto a un RIDIMENSIONAMENTO delle loro istituzioni calcisitche, contimnuano a proporsi tra le quattro più forti del Mondo anche in questa edizione.

Ma è soprattutto VERO 🙂

Ora, in questa crisi strutturale senza fine che affrontiamo noi italiani la cosa davvero tragica non sta nei numeri che peggiorano di mese, nella disoccupazione massiccia che si arrocca tra le categorie meno qualificate. Non sta nemmeno nel grottesco umorismo effetto delle farse che riusciamo a inscenare a Maastricht.

La cosa veramente tragica sta nella totale mancanza di una strategia.

Quando dico strategia non intendo solo dire gli obiettivi, ma anche i metodi con cui affrontare gli inevitabili costi sociali che si verificheranno. Per entarre nel pratico, altrimenti non ci capiamo…

Se il governo affronta gli autotrasportatori, radunati in dieci sigle, pronti a uno sciopero…sapendo che attualmente il nodo principale è il costo della vita, ha due soluzioni:
La prima è quella di cedere sulla via dei costi minimi al trasporto, soddisfacendo le istanze corporative della categoria. In tal modo prolungheranno una gestione inefficiente della dislocazione dei beni nel territorio, ma salveranno ditte di trasporto. Quello che succede il 4 settembre, quando ci sarà la sentenza della Corte di Giustizia Europea sui decreti ministeriali incriminati, può essere più o meno disinnescato…ma si rabbercia la situazione. Qualcosa mi dice che questa sarà la soluzione adottata(lo stanno facendo coi taxisti a Milano per il caso UBER, coi giornalisti e tutte le categorie abilitate in Senato, con l’ACI temporeggiano…)
La seconda soluzione sarebbe quella di tirare dritto, lasciare l’autotrasporto al libero mercato e magari, riducendo le tasse accise sul gasolio, favorire gli acquisti importanti. Favorire questo processo in parte con decisi tagli di spesa(ne avete visti?), in parte attraverso un accorpamento di attività del settore, che porti a economie di scala e di scopo. Questo potrebbe  abbassare i costi di gestione, quindi calmierare i prezzi di trasporto e quindi nel tempo incidere meno sul prezzo finale dei prodotti che le famiglie comprano al mercato dell’Est(giusto per fare una citazione della canzone popolare)

Da vent’anni che ci giochiamo, e i miracoli purtroppo non rientrano nel ventaglio delle opportunità…abbiamo lasciato che le nostre mansioni quotidiane rimanessero arretrate rispetto al mondo moderno.

Le decisioni comportano costi. I costi continueranno ad aumentare fino a quando non faremo queste decisioni…

Usare sempre le stesse teste e gli stessi schemi porta ai risultati sportivi della nostra Nazionale, e a quelli umani ed economici del nostro Stivale

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