Il difetto della Sintesi

Non avrei mai creduto di dovermi cimentare in un pensiero così ardito. Per me è molto ardito perché il dono della sintesi è uno dei pochi doni che mi riconosco, a fianco di un’interminabile lista di difetti(però i più dicono che sono simpatico!!!)

Il difetto della sintesi è uno solo, in sè abbastanza grande. Quando sintetizzi una valutazione, un giudizio, un processo…devi necessariamente avvalerti di luoghi comuni. Di -ismi. Il che è molto pericoloso, perché non ti porta a comunicare una proiezione di quello che hai in mente, ma il modello che c’è dietro.

Do un esempio. Se io dico che Farage in Gran Bretagna propone idee ultraliberiste, posso concludere che è iperliberista. Quindi penso al liberismo, al neoliberismo…ma Farage è Farage, propone questo in questo UK, dove la spesa pubblica ha avuto anche riduzioni peraltro…e non è Margareth Tatcher, che ha invece dovuto affrontare una situazione ben diversa.

Oggi leggevo Fanelli sulla situazione che sta avvenendo in Usa in pò in tutto il paese. Fanelli l’ho conosciuto da poco, devo dire che ha una gran testa…le sue analisi sono utili, originali…eppure in quella lettura-e ripeto, lo conosco da poco- mi ha dato l’impressione di cercare il marxismo.

Ora, se volessi sintetizzare gli Stati Uniti in modelli potrei sostenere che lo scontro tra razze è vissuto così in mancanza di scontri tra classi sociali, come ha detto in modo molto interessante il Fanelli…poi concludere che in Usa c’è troppo individualismo e serve più socialismo. E’ una logica stringente, ma idiota.

Perché con l’-ismo non si va da nessuna parte. Serve per racchiudere un insieme di idee, per dare dei “colori” a dei pensieri, ma nulla più. sono arrivato al punto che i grandi ideologi li leggo ma mi rifiuto di studiarli, tanto ho paura di “rimanerci sotto” dalle loro logiche.

Ci tengo alla mia indipendenza di pensiero.

Ora avrei finito…ma mi sovviene un pensiero interessante. Credo che la crisi italiana che stiamo vivendo ci porterà a chiederci, presto o tardi, di costruirci un modello proprio. Un modello italiano. Un nuovo modello, un modello che non risponda alle logiche relazionali industriali sindacali precedenti…e per contro che non sia sintetizzabile con idee a noi estranee come il liberismo.

Mi fermo in questo ragionamento, non perché non possa andare avanti, ma perché sto parlando di una cosa che in Italia non è pronta, purtroppo. Quando lo sarà, magari, saremo il Bangladesh dell’Europa…io spero di no.

Ma da quello che si spera a quello che realmente accade…

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