La Svizzera ringrazia ed esce. Chi chiude la porta?

Non pretendo di dare una lettura esaustiva a quello che succederà dopo che, il 15 gennaio, la Banca Nazionale Svizzera(BNS) ha abbandonato il rapporto di cambio 1,20 con l’euro. Indubbiamente potrebbe rappresentare, a insaputa dello stesso presidente Thoman Jordan e del suo Board, una data storica. Gli effetti della loro scelta sono tutti da scoprire, e le conseguenze dovute a scelte che conseguiranno da altri attori tutte da chiedere.

A settembre del 2011 gli elvetici avevano peggato il cambio con la valuta comunitaria, diventando de facto un membro aggiunto dell’unione monetaria. La scelta era dovuta essenzialmente a proteggere l’industria, il turismo e il comparto manifatturiero che soffrivano l’apprezzamento del Franco Svizzero. Qui bisogna spiegare con chiarezza: la rivalutazione di una valuta è riflesso di un afflusso di capitali, e se non si procede ad alcuna operazione monetaria ciò comporta un aumento di potere d’acquisto all’estero degli svizzeri o di chi detiene franchi svizzeri, che successivamente viene compensato con minor competitività delle aziende che esportano, in quanto i loro prezzi all’estero necessariamente salgono.

Immaginate la Svizzera, famosa per i suoi servizi finanziari. Da sempre la Svizzera accoglie, con le sue banche, capitali di privati provenientti dall’estero. Questo significa che un signore americano deposita, che ne so, un milione di Dollari Americani in un conto corrente dell’UBS e salvo accordi differenti viene lui accreditata una somma corrispendente in Franchi Svizzeri. In maniera semplicistica, possiamo dire che la BNS stampa franchi a fronte di un collaterale, che in questo caso sono dollari americani.

La Federal Reserve americana, come la BNS, vanta una divisa monetaria considerata come bene rifugio. Bene,cioè, che chi ha un pò di ricchezza si fida ad acquistare. Generalmente in periodi di crisi i beni rifugio vedono aumentare la loro domanda. Per la Svizzera il problema è quello di gestire il valore del Franco, perché il suo prezzo non salga troppo, danneggiando settori come quello manifatturiero e turistico, che nel loro caso è rivolto un Target di clientela alto, ma che possono comunque soffrire se il livello dei prezzi diventa troppo inaccessibile per gli stranieri.

Peggando il franco all’euro, la BNS puntava quindi a comprare titoli di stato europei, ogni qual volta il mercato tentasse di abbassare tale rapporto di cambio. Con questa politica la BNS ha gonfiato il suo bilancio fino a superare, agli attivi, l’80% del PIL svizzero.

Qualcuno potebbe chiedersi perché gli svizzeri non hanno proseguito questo percorso. Inatnto va detto che il mondo non è composto solo da due aree monetarie da n…se l’euro era forte con il dollaro, a 1,40 dollari per euro, questo significava che anche il franco aveva forza rispetto al dollaro. Ma quando l’euro finalmente comincia a svalutarsi, il problema è continuare a mantere 1,20 euro per un franco. Questo vuol dire che anche il franco deve svalutarsi sul dollaro, pur attirando, magari, capitali esteri in dollari americani. Per far questo, la BNS deve comprare a iota divise straniere(soprattutto euro ma anche dollari), battendo franchi svizzeri nuovi.

E fino a qui sembra che non ci sia nessun problema. E’ quando devi incassare i titoli di stato che hai in pancia che sorgono i problemi. Se i bond europei non vengono più considerati appetibili, il loro valore cade, gli attivi della BNS scendono di valore, e magari la BNS in futuro riscontra delle perdite. Perdite che -o devono essere coperte con soldi pubblici,

– o comportano una svalutazione non programmata del franco, effetti indeisderati sulla vita normale dei cittadini. Magari un’impennarsi di inflazione interna

e nonostante la notevole quantità di franchi in circolazione possa contribuire ad alimentare un’inflazione che innalza un già alto livello dei prezzi. I lavoratori svizzeri inizierebbero a fare pressione sui datori di lavoro per accrescere i salari, mentre gli stessi industriali continuerebbero a puntare sulla qualità per vendere all’estero, e lo stesso, piccolo, mercato domestico, verrebbe invaso ancora di più da prodotti stranieri che sono più economici e costano meno.

La spirale aumento dei prezzi-aumento dei salari-aumento dei prezzi si abbinerebbe a una rivalutazione della valuta causata dal contunuo afflusso di capitali dovuto all’efficienza dei servizi finanziari. Risultato, le banche vanno bene, tutto il resto chiude e la svizzera diviene un enorme Ticino, dove i cittadini ci lavorano ma tutto viene importato. Perfino la forza lavoro, dato che vivere a sondrio con metà dello stipendio di un ferroviere svizzero, ci stai da Re.

Ma la Svizzera, sarà anche piccola, ma ha un territorio da curare, ha delle montagne alpine da gestire, ha la sua industria dolciaria e alimentare. Insomma, non ci sono solo le banche.

A questo punto, per evitare di entrare in una spirale viziosa deleteria, la BNS ha deciso di lasciare il franco al libero mercato, agendoi sui tassi di interesse. L’attuale tasso di interesse è negativo(-0,75%), questo significa che se una banca svizzera deposita denaro alla BNS, ci rimette lo 0,75%  se il tasso è overnight. Cosa fareste voi se foste un banchiere svizzero? Cercate di prestare il denaro. Lo investite, fate con lo stesso quello che potete basta non perderci.

Per ora scrivo con spirito divulgativo, ma mi viene da osservare che fino a qualche anno fa i tassi di inetresse negativi erano un’assoluta barzelletta. Nella lunga stagnazione giapponese ci aveva provato la loro banca centrale, nel  tentativo di riavviare l’economia. In verità, il problema sorge per il debito pubblico che un paese ha sul groppone. Immaginate un BTP a 10 anni di 1000 euro. Il Buono poliennale dello stato, pagherebbe cedole annuali, dopo 10 anni verrebbe rimborsato il suo valore nominale assieme all’ultima cedola. Con tassi di interesse negartivi, questo vorrebbe dire che il costo reale di un prestito oggi sarebbe altissimo, dato che potrei addirittura pernsare che tra 10 anni 100 euro valgano BEN PIU’ di oggi(i prezzi delle cose potrebbero scendere). Paesi come il Giappone e l’Italia, in particolare, soffrono moltissimo la deflazione per questa ragione. Non solo sei costretto a risparmiare molto per provverede al pagamento di interessi ingenti su un debito pubblico in scadenza, ti trovi anche, magari, costretto, a pagare un tasso reale di interesse ancora più alto nelle prossime aste, giacché gli investitori dubnitano che tu possa onorare il tuo debito che stai emettendo.

Chiusa questa riflessione, ritorno sul punto Svizzera. i nostri vicini ora si smarcano dall’euro, quindi non sono più tenuti a comprare titoli in euro per tenere un cambio fisso. Con la prospettiva che anche gli USA a breve procederanno con il tappering, e il Quantitavive Easing europeo che si attuerà con proporzionalità di ogni banca nazionale realtivamente ai titoli del proprio paese sovrano, si profila un futuro di maggior debito contratto dalle future generazione sulle attuali. Senza alcun sconto, senza alcun aiuto e senza alcuna prospettiva se non quella di una maggiore, necessaria, immigrazione, che serve per garantire una forza lavoro sufficiente.

La mossa della BNS è nei fatti il Cigno Nero di una crisi annunciata. Una crisi globale, non italiana. Una crisi che aspetta solo lo scoppio di alcune bolle internazionali, come lo shale oil in USA e l’immobiliare in Cina, per poter affrontare un simile fardello bisogna affidarsi a un’innovazione tecnonologia che in Italia è tenuta ben lontana..

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