Archivi del mese: febbraio 2015

IL FUTURO DEI TRASPORTI

Avete mai pensato a come cambierà il mondo nel futuro? Riguardo i trasporti, ad esempio…

Oggi mi sono imbattuto in un video come questo,(cliccate sopra per vedere), è il futuro mercedes truck che si prevede nel 2025. Guida praticamente da solo, il guidatore si limita semplicemente ad azionare l’autopilota e uscire dall’autostrada…

Quindi l’idea è che in capo a 10 anni l’autotrasportatore, come lo intendiamo noi, non esisterà più. Sarà un impiegato amministrativo a cui è data la mansione anche di guidare. Non è dato però sapere quanti autocarri circoleranno per strada. PROBABILMENTE IL FLUSSO DELLE INFORMAZIONI, I DRONI UTILIZZATI APPIENO MAGARI NEL TRASPORTO CAPILLARE DI OGGETTI A LIVELLO DI CONSEGNA URBANA,(ALTRA TECNOLOGIA CHE SI STA SVILUPPANDO A GRANDE VELOCITA’), LA QUALITA’ SEMPRE PIU’ AVANZATA DELLE IMMAGINI IN 3D NONCHE’ LA DELOCALIZZAZIONE PRODUTTIVA LIMITERANNO LE ESIGENZE DI TRASPORTO DELLE COSE ALL’ESSENZIALE…

Quindi questa nuova tecnologia potrebbe avere un grande impatto come no.

Pensiamo alla google car, un auto che non ha guidatore ed è essenzialmente affidata al computer di bordo, che segue la navigazione satellitare. Oppure a scelte più personalizzate e status symbol,  come l’auto volante, facciamo attenzione però perché se ne presentano di più tipi…dipenderà da come si eveolveranno altri fattori per comprendere quale forma di trasporto prevarra’…anche perché si evolve pure il trasporto pubblico.

Sapere come sarà il futuro è difficilissimo, bisogna comunque provare ad indovinare ma è molto dura…forse , dal lato di chi è il consumatore, conviene ripensare completamente il concetto di “mezzo di trasporto”.

ALBERTINI: Se i sindacati dicon SI, che meraviglia!!!

Francamente, ho nostalgia di quando scrivevo su argomenti più “lontani”, ma preso un osso si mastica fino in fondo…e i giornali finalmente trattano del problema dopo che per tanto tempo lo hanno “insabbiato con discrezione”…

I sindacati si sono proposti per dialogare con l’IAA di Verona, in merito a un’analisi della gestione della Casa di Riposo.

Dove sta la notizia in questo??? Penso ci sia la volontà di de-politicizzare il problema, cioè di porre le istituzioni davanti alla necessità di quadrare il cerchio sotto un profilo gestionale e tecnico, prima ancora che politico…

In effetti, se l’IAA di Verona accorpasse la Albertini, al comune di Isola della Scala sarebbe tolta la prerogativa di nominare componenti in un CdA di un ente controllato. Più precisamente, al sindaco.

Valutando la filosofia che si è finora avuto nel gestire controllate e partecipate, direi che è meglio così. Ma non mi va nemmeno di passare dalla padella alla brace.

http://www.iaaverona.it/Trasparenza.html

Senza collegarlo a parole testuali, lascio qui il collegamento dei documenti riguardanti trasparenza e bilanci dell’IAA. E’ tutto molto carino, sicuramente ci sono i bilanci, i responsabili di ogni funzione…

Però manca lo Statuto. Dato che nel sito si parla di “Operazione Trasparenza” direi che è una lacuna importante.

Lo è, perché dallo Statuto comprendo anche con quali criteri è composto un CdA, e tali criteri devono essere chiari a qualsiasi cittadino che voglia prendere informazioni sulla struttura, a mio avviso.

Vi sfido. Non per me, ma per voi. Mandate un email a info@iaaverona.it e chiedete, in qualità di cittadini interessati, che lo Statuto dell’ente sia visibile online sul sito. E’ un passo necessario per proseguire nell’operazione trasparenza che è tanto declamata nel loro web site…

Io la manderò.

Si guardi, per dare un esempio, lo Statuto della Albertini, riscontrabile su internet:

http://www.cralbertini.it/scarica/statuto-Albertini.pdf

All’articolo 10 è reso noto che il CdA è nominato dal Sindaco del comune, e che poi vi è un controllo-in verità piuttosto blando, a giudicare dallo Statuto- della Regione.

Io riterrei giusto che un cittadino elettore SAPPIA a chi deve la gestione di un istituto o ente. E ne conosca le responsabilità politiche legate ad essa

Manuale di Economia- Riflessioni schizofreniche 1

Si fa un gran parlare in Italia più che altrove se sia bene avere l’euro oppure no, e se se si possa uscire dall’euro oppure no.

Come la penso io, avrò modo magari di dirlo in altro articolo, ma mi sorprende la facilità con cui tutti ormai parlano di economia, come tutti parlano di calcio. E sebbene non sia di primo pelo nei miei studi economici, comunque riesco a seguire più di un italiano medio le discussioni dei ricercatori e studiosi della materia, in quanto con preparazione di base sul punto che, sebbene non rinnovata e approfondita in modo “professionale”, mi permette di ripassare velocemente o comunque farmi delle domande più in avanti di un semplice lettore.

Non è vantarmi di una cosa, ma pormi davanti un obiettivo: quello di riscontrare alcune ovvietà, che magari a chi sta attento in modo più “letterario” sul tema, non sono affatto ovvietà.

La prima cosa da dire, rispetto agli altri paesi, è che noi in Italia scontiamo una forte preparazione umanistica. I fenomeni sociali si descrivono con gli -ismi, quindi quando leggiamo o sentiamo opinioni abbiamo bisogno di capire spesso a quale scuola quanto viene detto appartiene.

Così, se io ascolto alla televisione Emiliano Brancaccio, tanto per dirne uno, prima ancora di sondare la qualità delle sue tesi mi interessa avallare il merito dio ciò che dice. Il risultato è una ricercatrice in economia che scrive su facebook che, a lei, Arrow non piace, benché ne riconosca la straordinaria intelligenza. E questo oltre ad essere sciocco è molto triste.

Ora, mi guarderò bene dal tirare fuori argomenti matematici che non maneggio più, ma simili asserzioni mi puzzano come un barile di aringhe marce perché non è che sia colpa di Arrow aver riscontrato certe teorie.

Per i totali analfabeti della cosa, Arrow è famoso per il Teorema dell’Impossibilità. provando a spiegare i concetti in modo semplice, in questo dimostra che, dati determinati ragionevoli vincoli sull’importanza delle preferenze di ognuno e sull’uguaglianza di ciascuno di poter contare….è impossibile creare una funzione che determini il benessere collettivo.

Ha poi dato importanti contributi nella valorizzazione della crescita tecnologica di una società, come elemento di crescita economica. Ha posto importanti condizioni  circa come dovrebbe essere un mercato perché funzioni efficientemente un libero mercato….insomma, è un tipo che si è dato da fare.

Spesso Arrow è criticato da economisti appartenenti a visioni politiche di sinistra, in quanto neoclassico. I neoclassici hanno speso posizioni che cercano di valorizzare il libero mercato, sostengono in definitiva che nel lungo termine un equilibrio generale economico esiste…

Per prendere un approccio opposto, così non faccio torto a nessuno, c’è anche chi, con maggior intensità emotiva, si scaglia contro Keynes e le sue teorie in quanto responsabili, secondo loro, di creare un mondo dirigista.

La prima ovvietà che devo dire è che in entrambi i casi stiamo parlando di farneticazioni. Uno studioso analizza determinati fenomeni nel tentativo di risolvere problemi reali del momento. Il famoso Keynes era un liberale tout court e se qualcuno lo avesse etichettato come uomo di sinistra, beh, il nostro gli avrebbe senz’altro risposto piccato.

Associare a un nome o una teoria un valore di prova delle proprie idee politiche è, oltre che sbagliato, profondamente disonesto verso lo spirito delle ricerche che hanno volto alla definizione delle teorie...però in Italia si fa molto spesso, con buona pace di chi vorrebbe comprendere la realtà e migliorare il mondo in cui vive.

Un’altra ovvietà, che nessuno dice ma che i più colti dovrebbero chiarire alla povera gente, è che la politica e le scelte politiche possano risolvere in modo lineare e puntuale i fenomeni economici. Vi annuncio con grande tristezza che il fenomeno della globalizzazione, il fenomeno cioè di più intensi rapporti economici tra paesi, abbinato a flussi migratori da sud a nord e mezzi di comunicazione e trasporto sempre più veloci e potenti…hanno di parecchio limitato il potere decisionale di un singolo stato. Perché scelte politiche siano efficaci, come per esempio stabilire parametri minimi di qualità di prodotti alimentari senza incidere in modo negativo sul mercato e sulla sopravvivenza di chi lavora nel settore ad esempio, è necessario intervenire su realtà ben più grandi di una semplice area di 301000 kmq e con soli 60 milioni di abitanti…serve un mercato almeno 5 o 6 volte più grande in termini di popolazione e territorio.

E’ uno dei motivi per cui molti paesi cercano di aggregarsi in realtà sovranazionali, spesso di carattere squisitamente economico ma con crescente valenza politica. Non mi riferisco solo all’Unione Europea. CV’è per esempio l’ASEAN, un mercato tipo CEE che si sta costruendo tra paesi dell’Estremo Oriente. Esiste anche l’unione Eurasiatica, a cui la Russia sta dando molta importanza nel tentativo di coordinare le ex repubbliche sovietiche. Sforzi analoghi si stanno facendo anche in Africa e in Sud America, dove ad esempio il progetto MERCOSUR, dopo alcune battute d’arresto, può essere ripreso.

Una terza osservazione può basarsi su un differente approccio tra due scuole economiche spesso agli antipodi, quella keynesiana da un parte, molto “vincente”, e quella vituperata e a volte ridicolizzata come quella cosiddetta “Austriaca”(molti dei suoi personaggi erano infatti austriaci).

Spesso Keynes ha avuto ragione su molti della stessa scuola del suo interlocutore Von Hayek  perché è passato per scontato un approccio top down, dove cioè dal centro e dalla capitale si stabiliscono regole che vengono dettagliate magari in periferia. Questo è solito succedere ma non per forza è l’unico sistema. Se l’approccio è “bottom up”, in altri termini se i poteri vengono devoluti dai livelli più bassi al livello più alto in ragione di una maggiore efficienza tecnica ed economica, le ragioni di una forte limitazione della spesa pubblica e di un maggior rigore circa le funzioni di ciò che è pubblico e ciò che è privato sembrano avallare le tesi austriache. E quando pongo esempi di paesi federali come Austria, Svizzera, USA…beh so che abbraccio realtà dove con serenità si sono delineate applicazioni di entrambe le scuole economiche. In particolare USA o Australia.

Parlare di BEN ALTRO per parlare di NULLA

Amo leggere ed ascoltare le opinioni delle persone, siano esse importanti o meno, perché puoi cogliere molti spunti di riflessione da ognuno di noi.

Di solito è più facile averne da chi si pone su orizzonti o comunque avanza priorità diverse dalle tue. Ma se l’analisi parte da punti diversi si rischia anche di non convergere mai a una soluzione condivisa

Nel caso della Albertini, ad esempio, si confonde spesso la priorità di preservare i posti di lavoro esistenti con quella di erogare un buon servizio. Le due cose sono collegate ma volente o nolente non sono coincidenti.

E anche se rompo particolarmente le scatole, mi diverte mettere in discussione il concetto di PUBBLICO nel servizio assistenza anziani, anche se so che non significa NULLA. Questo semplicemente perché ODIO, in modo profondo e viscerale, l’ipocrisia che sorge quando non si vuole dire (quella che secondo me è) la verità.

E la verità è, imho, che se le condizioni contrattuali fossero legalmente le stesse e i controlli fossero effettuati in modo efficiente, della natura dell’ente(pubblico o privato) non gliene fregherebbe assolutamente nulla a nessuno.

Ma sappiamo tutti che non è così.

Le efficienti cooperative sociali che ho avuto modo di vedere in azione nel bellunese o nella brianza hanno condizioni differenti. I dipendenti vengono pagati meno e non hanno garanzie sul licenziamento. Onestamente, ha senso chiedersi il perché: un cittadino che svolge un determinato servizio dovrebbe avere le stesse condizioni e garanzie indipendentemente da chi sia il suo datore di lavoro, o sbaglio? Poi in linea generale mi…”diverte” che, se un ente pubblico che mi dà in teoria più garanzie, comunque mi lascia a casa per irregolarità nei contratti di assunzione…probabilmente tutte queste garanzie in più non me le dà!!!

Comunque questo nei fatti potrebbe essere motivo di approfondimenti e analisi a parte, mentre tornando a bomba sulla realtà delle cose, dobbiamo prendere atto che tutto verrà gestito da chi, POLITICAMENTE, gestisce un ente pubblico come l’IAA.

Il che non è in se una cosa negativa. La Leone è  sicuramente una persona più competente sul ramo di me, che OSO scriverci(c’è stato qualcuno che mi ha detto che mi devo informare, e ci provo)

Ma la Leone a chi risponde? In teoria la legge regionale di controllo delle IPAB è stata fatta nel 2010 o nel 2011. Pochi hanno rilevato che nel caso della ALBERTINI è  STATA ATTUATA EX POST, CIOE’ DOPO, E NON EX ANTE, PRIMA DEL FATTACCIO.

In mancanza di un EVENTUALE controllo la Leone risponde a chi l’ha nominata a quella funzione.

Ora, senza indagare su chi sia o siano, è chiaro che questa persona deve essere una persona con qualche carica politica,… e che i suoi parametri fiduciari non necessariamente coincidono con quelli che servono alla comunità.

Diciamo che DOBBIAMO FARCI SICURI CHE COINCIDANO.

Quindi, il vero problema è di TRASPARENZA. 

Ma chi la vuole la trasparenza? In realtà, gli unici che possono avere reale vantaggio ad avere massima trasparenza sono proprio coloro che meno possono informarsi sul punto. I cittadini che non utilizzano attualmente servizi di una Casa di Riposo ma pagano le tasse, Le famiglie degli anziani che devono affidarsi al servizio degli enti, i dipendenti che vorrebbero comprendere meglio se i contributi vengano pagati o meno.

Ve lo immaginate un bilancio online di un ente? Sarebbe un bel problema perché si dovrebbe giustificare tutto a tutti coloro che si interessassero della gestione, a partire dalla scelta di determinati fornitori.

Si può rendere pubblici molti dati, ma un “open data balance” attualmente è ancora di difficile attuazione, proprio perché ha bisogno di comunità locali sufficientemente mature per focalizzare l’attenzione sui punti veramente importanti.

La soluzione più attuabile, se si vuole attuare, sono i controlli da parte del livello pubblico preposto, in questo caso la regione.

Sfortunatamente, c’è il sospetto che se l’assessore è del partito dei bianchi e il dirigente preposto di un ente è a sua volta del partito bianco, magari i controlli che si fanno in quell’istituto non ci sono…o se ci sono si presumono più blandi di quelli che si fanno dove il dirigente è stato nominato dal partito dei neri.

Questo non significa che bisogna abbandonare il pezzo e lasciare tutto in mano alle famiglie, poverine. Significa che tenere alto il livello di attenzione sugli organi politici e di vigilanza può però dare una mano affinche’ le cose vengano fatte come devono essere fatte.

Non sono certo io, umile blogger scapestrato locale, che può capirne qualcosa di questo settore. non sarò certo io a cambiare le cose e servirebbe una potenza di fuoco ben maggiore.

Però nel mio piccolo dico la mia. Sperando che chi la pensa come me prenda coraggio, e chi non la pensa come me provi a migliorare comunque le cose nel tentativo di darmi torto. La democrazia funziona così, in teoria, e sta proprio qui il suo vantaggio.

  Il vero mastino dovrebbe essere la STAMPA, in via generale. Ma lo è se è indipendente

Ora, venitemi a dire che la Stampa a Verona è indipendente, così ci facciamo quattro risate.

Adesso vado a mangiarmi un panino.