Manuale di Economia- Riflessioni schizofreniche 1

Si fa un gran parlare in Italia più che altrove se sia bene avere l’euro oppure no, e se se si possa uscire dall’euro oppure no.

Come la penso io, avrò modo magari di dirlo in altro articolo, ma mi sorprende la facilità con cui tutti ormai parlano di economia, come tutti parlano di calcio. E sebbene non sia di primo pelo nei miei studi economici, comunque riesco a seguire più di un italiano medio le discussioni dei ricercatori e studiosi della materia, in quanto con preparazione di base sul punto che, sebbene non rinnovata e approfondita in modo “professionale”, mi permette di ripassare velocemente o comunque farmi delle domande più in avanti di un semplice lettore.

Non è vantarmi di una cosa, ma pormi davanti un obiettivo: quello di riscontrare alcune ovvietà, che magari a chi sta attento in modo più “letterario” sul tema, non sono affatto ovvietà.

La prima cosa da dire, rispetto agli altri paesi, è che noi in Italia scontiamo una forte preparazione umanistica. I fenomeni sociali si descrivono con gli -ismi, quindi quando leggiamo o sentiamo opinioni abbiamo bisogno di capire spesso a quale scuola quanto viene detto appartiene.

Così, se io ascolto alla televisione Emiliano Brancaccio, tanto per dirne uno, prima ancora di sondare la qualità delle sue tesi mi interessa avallare il merito dio ciò che dice. Il risultato è una ricercatrice in economia che scrive su facebook che, a lei, Arrow non piace, benché ne riconosca la straordinaria intelligenza. E questo oltre ad essere sciocco è molto triste.

Ora, mi guarderò bene dal tirare fuori argomenti matematici che non maneggio più, ma simili asserzioni mi puzzano come un barile di aringhe marce perché non è che sia colpa di Arrow aver riscontrato certe teorie.

Per i totali analfabeti della cosa, Arrow è famoso per il Teorema dell’Impossibilità. provando a spiegare i concetti in modo semplice, in questo dimostra che, dati determinati ragionevoli vincoli sull’importanza delle preferenze di ognuno e sull’uguaglianza di ciascuno di poter contare….è impossibile creare una funzione che determini il benessere collettivo.

Ha poi dato importanti contributi nella valorizzazione della crescita tecnologica di una società, come elemento di crescita economica. Ha posto importanti condizioni  circa come dovrebbe essere un mercato perché funzioni efficientemente un libero mercato….insomma, è un tipo che si è dato da fare.

Spesso Arrow è criticato da economisti appartenenti a visioni politiche di sinistra, in quanto neoclassico. I neoclassici hanno speso posizioni che cercano di valorizzare il libero mercato, sostengono in definitiva che nel lungo termine un equilibrio generale economico esiste…

Per prendere un approccio opposto, così non faccio torto a nessuno, c’è anche chi, con maggior intensità emotiva, si scaglia contro Keynes e le sue teorie in quanto responsabili, secondo loro, di creare un mondo dirigista.

La prima ovvietà che devo dire è che in entrambi i casi stiamo parlando di farneticazioni. Uno studioso analizza determinati fenomeni nel tentativo di risolvere problemi reali del momento. Il famoso Keynes era un liberale tout court e se qualcuno lo avesse etichettato come uomo di sinistra, beh, il nostro gli avrebbe senz’altro risposto piccato.

Associare a un nome o una teoria un valore di prova delle proprie idee politiche è, oltre che sbagliato, profondamente disonesto verso lo spirito delle ricerche che hanno volto alla definizione delle teorie...però in Italia si fa molto spesso, con buona pace di chi vorrebbe comprendere la realtà e migliorare il mondo in cui vive.

Un’altra ovvietà, che nessuno dice ma che i più colti dovrebbero chiarire alla povera gente, è che la politica e le scelte politiche possano risolvere in modo lineare e puntuale i fenomeni economici. Vi annuncio con grande tristezza che il fenomeno della globalizzazione, il fenomeno cioè di più intensi rapporti economici tra paesi, abbinato a flussi migratori da sud a nord e mezzi di comunicazione e trasporto sempre più veloci e potenti…hanno di parecchio limitato il potere decisionale di un singolo stato. Perché scelte politiche siano efficaci, come per esempio stabilire parametri minimi di qualità di prodotti alimentari senza incidere in modo negativo sul mercato e sulla sopravvivenza di chi lavora nel settore ad esempio, è necessario intervenire su realtà ben più grandi di una semplice area di 301000 kmq e con soli 60 milioni di abitanti…serve un mercato almeno 5 o 6 volte più grande in termini di popolazione e territorio.

E’ uno dei motivi per cui molti paesi cercano di aggregarsi in realtà sovranazionali, spesso di carattere squisitamente economico ma con crescente valenza politica. Non mi riferisco solo all’Unione Europea. CV’è per esempio l’ASEAN, un mercato tipo CEE che si sta costruendo tra paesi dell’Estremo Oriente. Esiste anche l’unione Eurasiatica, a cui la Russia sta dando molta importanza nel tentativo di coordinare le ex repubbliche sovietiche. Sforzi analoghi si stanno facendo anche in Africa e in Sud America, dove ad esempio il progetto MERCOSUR, dopo alcune battute d’arresto, può essere ripreso.

Una terza osservazione può basarsi su un differente approccio tra due scuole economiche spesso agli antipodi, quella keynesiana da un parte, molto “vincente”, e quella vituperata e a volte ridicolizzata come quella cosiddetta “Austriaca”(molti dei suoi personaggi erano infatti austriaci).

Spesso Keynes ha avuto ragione su molti della stessa scuola del suo interlocutore Von Hayek  perché è passato per scontato un approccio top down, dove cioè dal centro e dalla capitale si stabiliscono regole che vengono dettagliate magari in periferia. Questo è solito succedere ma non per forza è l’unico sistema. Se l’approccio è “bottom up”, in altri termini se i poteri vengono devoluti dai livelli più bassi al livello più alto in ragione di una maggiore efficienza tecnica ed economica, le ragioni di una forte limitazione della spesa pubblica e di un maggior rigore circa le funzioni di ciò che è pubblico e ciò che è privato sembrano avallare le tesi austriache. E quando pongo esempi di paesi federali come Austria, Svizzera, USA…beh so che abbraccio realtà dove con serenità si sono delineate applicazioni di entrambe le scuole economiche. In particolare USA o Australia.

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