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IL FUTURO DEI TRASPORTI

Avete mai pensato a come cambierà il mondo nel futuro? Riguardo i trasporti, ad esempio…

Oggi mi sono imbattuto in un video come questo,(cliccate sopra per vedere), è il futuro mercedes truck che si prevede nel 2025. Guida praticamente da solo, il guidatore si limita semplicemente ad azionare l’autopilota e uscire dall’autostrada…

Quindi l’idea è che in capo a 10 anni l’autotrasportatore, come lo intendiamo noi, non esisterà più. Sarà un impiegato amministrativo a cui è data la mansione anche di guidare. Non è dato però sapere quanti autocarri circoleranno per strada. PROBABILMENTE IL FLUSSO DELLE INFORMAZIONI, I DRONI UTILIZZATI APPIENO MAGARI NEL TRASPORTO CAPILLARE DI OGGETTI A LIVELLO DI CONSEGNA URBANA,(ALTRA TECNOLOGIA CHE SI STA SVILUPPANDO A GRANDE VELOCITA’), LA QUALITA’ SEMPRE PIU’ AVANZATA DELLE IMMAGINI IN 3D NONCHE’ LA DELOCALIZZAZIONE PRODUTTIVA LIMITERANNO LE ESIGENZE DI TRASPORTO DELLE COSE ALL’ESSENZIALE…

Quindi questa nuova tecnologia potrebbe avere un grande impatto come no.

Pensiamo alla google car, un auto che non ha guidatore ed è essenzialmente affidata al computer di bordo, che segue la navigazione satellitare. Oppure a scelte più personalizzate e status symbol,  come l’auto volante, facciamo attenzione però perché se ne presentano di più tipi…dipenderà da come si eveolveranno altri fattori per comprendere quale forma di trasporto prevarra’…anche perché si evolve pure il trasporto pubblico.

Sapere come sarà il futuro è difficilissimo, bisogna comunque provare ad indovinare ma è molto dura…forse , dal lato di chi è il consumatore, conviene ripensare completamente il concetto di “mezzo di trasporto”.

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ALBERTINI: Se i sindacati dicon SI, che meraviglia!!!

Francamente, ho nostalgia di quando scrivevo su argomenti più “lontani”, ma preso un osso si mastica fino in fondo…e i giornali finalmente trattano del problema dopo che per tanto tempo lo hanno “insabbiato con discrezione”…

I sindacati si sono proposti per dialogare con l’IAA di Verona, in merito a un’analisi della gestione della Casa di Riposo.

Dove sta la notizia in questo??? Penso ci sia la volontà di de-politicizzare il problema, cioè di porre le istituzioni davanti alla necessità di quadrare il cerchio sotto un profilo gestionale e tecnico, prima ancora che politico…

In effetti, se l’IAA di Verona accorpasse la Albertini, al comune di Isola della Scala sarebbe tolta la prerogativa di nominare componenti in un CdA di un ente controllato. Più precisamente, al sindaco.

Valutando la filosofia che si è finora avuto nel gestire controllate e partecipate, direi che è meglio così. Ma non mi va nemmeno di passare dalla padella alla brace.

http://www.iaaverona.it/Trasparenza.html

Senza collegarlo a parole testuali, lascio qui il collegamento dei documenti riguardanti trasparenza e bilanci dell’IAA. E’ tutto molto carino, sicuramente ci sono i bilanci, i responsabili di ogni funzione…

Però manca lo Statuto. Dato che nel sito si parla di “Operazione Trasparenza” direi che è una lacuna importante.

Lo è, perché dallo Statuto comprendo anche con quali criteri è composto un CdA, e tali criteri devono essere chiari a qualsiasi cittadino che voglia prendere informazioni sulla struttura, a mio avviso.

Vi sfido. Non per me, ma per voi. Mandate un email a info@iaaverona.it e chiedete, in qualità di cittadini interessati, che lo Statuto dell’ente sia visibile online sul sito. E’ un passo necessario per proseguire nell’operazione trasparenza che è tanto declamata nel loro web site…

Io la manderò.

Si guardi, per dare un esempio, lo Statuto della Albertini, riscontrabile su internet:

http://www.cralbertini.it/scarica/statuto-Albertini.pdf

All’articolo 10 è reso noto che il CdA è nominato dal Sindaco del comune, e che poi vi è un controllo-in verità piuttosto blando, a giudicare dallo Statuto- della Regione.

Io riterrei giusto che un cittadino elettore SAPPIA a chi deve la gestione di un istituto o ente. E ne conosca le responsabilità politiche legate ad essa

Manuale di Economia- Riflessioni schizofreniche 1

Si fa un gran parlare in Italia più che altrove se sia bene avere l’euro oppure no, e se se si possa uscire dall’euro oppure no.

Come la penso io, avrò modo magari di dirlo in altro articolo, ma mi sorprende la facilità con cui tutti ormai parlano di economia, come tutti parlano di calcio. E sebbene non sia di primo pelo nei miei studi economici, comunque riesco a seguire più di un italiano medio le discussioni dei ricercatori e studiosi della materia, in quanto con preparazione di base sul punto che, sebbene non rinnovata e approfondita in modo “professionale”, mi permette di ripassare velocemente o comunque farmi delle domande più in avanti di un semplice lettore.

Non è vantarmi di una cosa, ma pormi davanti un obiettivo: quello di riscontrare alcune ovvietà, che magari a chi sta attento in modo più “letterario” sul tema, non sono affatto ovvietà.

La prima cosa da dire, rispetto agli altri paesi, è che noi in Italia scontiamo una forte preparazione umanistica. I fenomeni sociali si descrivono con gli -ismi, quindi quando leggiamo o sentiamo opinioni abbiamo bisogno di capire spesso a quale scuola quanto viene detto appartiene.

Così, se io ascolto alla televisione Emiliano Brancaccio, tanto per dirne uno, prima ancora di sondare la qualità delle sue tesi mi interessa avallare il merito dio ciò che dice. Il risultato è una ricercatrice in economia che scrive su facebook che, a lei, Arrow non piace, benché ne riconosca la straordinaria intelligenza. E questo oltre ad essere sciocco è molto triste.

Ora, mi guarderò bene dal tirare fuori argomenti matematici che non maneggio più, ma simili asserzioni mi puzzano come un barile di aringhe marce perché non è che sia colpa di Arrow aver riscontrato certe teorie.

Per i totali analfabeti della cosa, Arrow è famoso per il Teorema dell’Impossibilità. provando a spiegare i concetti in modo semplice, in questo dimostra che, dati determinati ragionevoli vincoli sull’importanza delle preferenze di ognuno e sull’uguaglianza di ciascuno di poter contare….è impossibile creare una funzione che determini il benessere collettivo.

Ha poi dato importanti contributi nella valorizzazione della crescita tecnologica di una società, come elemento di crescita economica. Ha posto importanti condizioni  circa come dovrebbe essere un mercato perché funzioni efficientemente un libero mercato….insomma, è un tipo che si è dato da fare.

Spesso Arrow è criticato da economisti appartenenti a visioni politiche di sinistra, in quanto neoclassico. I neoclassici hanno speso posizioni che cercano di valorizzare il libero mercato, sostengono in definitiva che nel lungo termine un equilibrio generale economico esiste…

Per prendere un approccio opposto, così non faccio torto a nessuno, c’è anche chi, con maggior intensità emotiva, si scaglia contro Keynes e le sue teorie in quanto responsabili, secondo loro, di creare un mondo dirigista.

La prima ovvietà che devo dire è che in entrambi i casi stiamo parlando di farneticazioni. Uno studioso analizza determinati fenomeni nel tentativo di risolvere problemi reali del momento. Il famoso Keynes era un liberale tout court e se qualcuno lo avesse etichettato come uomo di sinistra, beh, il nostro gli avrebbe senz’altro risposto piccato.

Associare a un nome o una teoria un valore di prova delle proprie idee politiche è, oltre che sbagliato, profondamente disonesto verso lo spirito delle ricerche che hanno volto alla definizione delle teorie...però in Italia si fa molto spesso, con buona pace di chi vorrebbe comprendere la realtà e migliorare il mondo in cui vive.

Un’altra ovvietà, che nessuno dice ma che i più colti dovrebbero chiarire alla povera gente, è che la politica e le scelte politiche possano risolvere in modo lineare e puntuale i fenomeni economici. Vi annuncio con grande tristezza che il fenomeno della globalizzazione, il fenomeno cioè di più intensi rapporti economici tra paesi, abbinato a flussi migratori da sud a nord e mezzi di comunicazione e trasporto sempre più veloci e potenti…hanno di parecchio limitato il potere decisionale di un singolo stato. Perché scelte politiche siano efficaci, come per esempio stabilire parametri minimi di qualità di prodotti alimentari senza incidere in modo negativo sul mercato e sulla sopravvivenza di chi lavora nel settore ad esempio, è necessario intervenire su realtà ben più grandi di una semplice area di 301000 kmq e con soli 60 milioni di abitanti…serve un mercato almeno 5 o 6 volte più grande in termini di popolazione e territorio.

E’ uno dei motivi per cui molti paesi cercano di aggregarsi in realtà sovranazionali, spesso di carattere squisitamente economico ma con crescente valenza politica. Non mi riferisco solo all’Unione Europea. CV’è per esempio l’ASEAN, un mercato tipo CEE che si sta costruendo tra paesi dell’Estremo Oriente. Esiste anche l’unione Eurasiatica, a cui la Russia sta dando molta importanza nel tentativo di coordinare le ex repubbliche sovietiche. Sforzi analoghi si stanno facendo anche in Africa e in Sud America, dove ad esempio il progetto MERCOSUR, dopo alcune battute d’arresto, può essere ripreso.

Una terza osservazione può basarsi su un differente approccio tra due scuole economiche spesso agli antipodi, quella keynesiana da un parte, molto “vincente”, e quella vituperata e a volte ridicolizzata come quella cosiddetta “Austriaca”(molti dei suoi personaggi erano infatti austriaci).

Spesso Keynes ha avuto ragione su molti della stessa scuola del suo interlocutore Von Hayek  perché è passato per scontato un approccio top down, dove cioè dal centro e dalla capitale si stabiliscono regole che vengono dettagliate magari in periferia. Questo è solito succedere ma non per forza è l’unico sistema. Se l’approccio è “bottom up”, in altri termini se i poteri vengono devoluti dai livelli più bassi al livello più alto in ragione di una maggiore efficienza tecnica ed economica, le ragioni di una forte limitazione della spesa pubblica e di un maggior rigore circa le funzioni di ciò che è pubblico e ciò che è privato sembrano avallare le tesi austriache. E quando pongo esempi di paesi federali come Austria, Svizzera, USA…beh so che abbraccio realtà dove con serenità si sono delineate applicazioni di entrambe le scuole economiche. In particolare USA o Australia.

Parlare di BEN ALTRO per parlare di NULLA

Amo leggere ed ascoltare le opinioni delle persone, siano esse importanti o meno, perché puoi cogliere molti spunti di riflessione da ognuno di noi.

Di solito è più facile averne da chi si pone su orizzonti o comunque avanza priorità diverse dalle tue. Ma se l’analisi parte da punti diversi si rischia anche di non convergere mai a una soluzione condivisa

Nel caso della Albertini, ad esempio, si confonde spesso la priorità di preservare i posti di lavoro esistenti con quella di erogare un buon servizio. Le due cose sono collegate ma volente o nolente non sono coincidenti.

E anche se rompo particolarmente le scatole, mi diverte mettere in discussione il concetto di PUBBLICO nel servizio assistenza anziani, anche se so che non significa NULLA. Questo semplicemente perché ODIO, in modo profondo e viscerale, l’ipocrisia che sorge quando non si vuole dire (quella che secondo me è) la verità.

E la verità è, imho, che se le condizioni contrattuali fossero legalmente le stesse e i controlli fossero effettuati in modo efficiente, della natura dell’ente(pubblico o privato) non gliene fregherebbe assolutamente nulla a nessuno.

Ma sappiamo tutti che non è così.

Le efficienti cooperative sociali che ho avuto modo di vedere in azione nel bellunese o nella brianza hanno condizioni differenti. I dipendenti vengono pagati meno e non hanno garanzie sul licenziamento. Onestamente, ha senso chiedersi il perché: un cittadino che svolge un determinato servizio dovrebbe avere le stesse condizioni e garanzie indipendentemente da chi sia il suo datore di lavoro, o sbaglio? Poi in linea generale mi…”diverte” che, se un ente pubblico che mi dà in teoria più garanzie, comunque mi lascia a casa per irregolarità nei contratti di assunzione…probabilmente tutte queste garanzie in più non me le dà!!!

Comunque questo nei fatti potrebbe essere motivo di approfondimenti e analisi a parte, mentre tornando a bomba sulla realtà delle cose, dobbiamo prendere atto che tutto verrà gestito da chi, POLITICAMENTE, gestisce un ente pubblico come l’IAA.

Il che non è in se una cosa negativa. La Leone è  sicuramente una persona più competente sul ramo di me, che OSO scriverci(c’è stato qualcuno che mi ha detto che mi devo informare, e ci provo)

Ma la Leone a chi risponde? In teoria la legge regionale di controllo delle IPAB è stata fatta nel 2010 o nel 2011. Pochi hanno rilevato che nel caso della ALBERTINI è  STATA ATTUATA EX POST, CIOE’ DOPO, E NON EX ANTE, PRIMA DEL FATTACCIO.

In mancanza di un EVENTUALE controllo la Leone risponde a chi l’ha nominata a quella funzione.

Ora, senza indagare su chi sia o siano, è chiaro che questa persona deve essere una persona con qualche carica politica,… e che i suoi parametri fiduciari non necessariamente coincidono con quelli che servono alla comunità.

Diciamo che DOBBIAMO FARCI SICURI CHE COINCIDANO.

Quindi, il vero problema è di TRASPARENZA. 

Ma chi la vuole la trasparenza? In realtà, gli unici che possono avere reale vantaggio ad avere massima trasparenza sono proprio coloro che meno possono informarsi sul punto. I cittadini che non utilizzano attualmente servizi di una Casa di Riposo ma pagano le tasse, Le famiglie degli anziani che devono affidarsi al servizio degli enti, i dipendenti che vorrebbero comprendere meglio se i contributi vengano pagati o meno.

Ve lo immaginate un bilancio online di un ente? Sarebbe un bel problema perché si dovrebbe giustificare tutto a tutti coloro che si interessassero della gestione, a partire dalla scelta di determinati fornitori.

Si può rendere pubblici molti dati, ma un “open data balance” attualmente è ancora di difficile attuazione, proprio perché ha bisogno di comunità locali sufficientemente mature per focalizzare l’attenzione sui punti veramente importanti.

La soluzione più attuabile, se si vuole attuare, sono i controlli da parte del livello pubblico preposto, in questo caso la regione.

Sfortunatamente, c’è il sospetto che se l’assessore è del partito dei bianchi e il dirigente preposto di un ente è a sua volta del partito bianco, magari i controlli che si fanno in quell’istituto non ci sono…o se ci sono si presumono più blandi di quelli che si fanno dove il dirigente è stato nominato dal partito dei neri.

Questo non significa che bisogna abbandonare il pezzo e lasciare tutto in mano alle famiglie, poverine. Significa che tenere alto il livello di attenzione sugli organi politici e di vigilanza può però dare una mano affinche’ le cose vengano fatte come devono essere fatte.

Non sono certo io, umile blogger scapestrato locale, che può capirne qualcosa di questo settore. non sarò certo io a cambiare le cose e servirebbe una potenza di fuoco ben maggiore.

Però nel mio piccolo dico la mia. Sperando che chi la pensa come me prenda coraggio, e chi non la pensa come me provi a migliorare comunque le cose nel tentativo di darmi torto. La democrazia funziona così, in teoria, e sta proprio qui il suo vantaggio.

  Il vero mastino dovrebbe essere la STAMPA, in via generale. Ma lo è se è indipendente

Ora, venitemi a dire che la Stampa a Verona è indipendente, così ci facciamo quattro risate.

Adesso vado a mangiarmi un panino.

CASO ALBERTINI: Quando le aziende hanno più buonsenso dei politici(praticamente SEMPRE)

I Politici, anche locali, hanno il DOVERE di DIRE la VERITA’. E quando non la dicono, io LI CAGNO. E non mi interessa il colore, se sono di “destra” o di “sinistra”. Certo, dire “sinistra” in Italia è trendy, vocalizzare “Pubblico” è rock, almeno nei piccoli paesini dove, si intende, il Lavoro è così importante che va bene pagarlo con i soldi che non si guadagna. E’ quello che è successo con la Casa di Riposo: che cosa credete? E’ mai possibile che la stessa Albertini continui a procedere con un terzo del personale impiegato rispetto a prima? Significa che i due terzi inseriti precedentemente non erano necessari. Riformulo, perché parliamo di lavoro e di persone. Non sto dicendo assolutamente che tutti coloro che sono stati licenziati non fossero utili. Sicuramente tra loro molti saranno stati validi. Fortunatamente non sono ancora un anziano e pertanto non me ne intendo dei loro servigi, perché non ne usufruisco. Però sono un contribuente, quindi mi aspetto che il MIO denaro sia speso BENE. Cioè, sia speso in maniera EFFICIENTE, i dipendenti di un ente pubblico, o i contributi che lo Stato versa a enti privati per l’erogazione di servizi utili, come l’assistenza agli anziani, siano effettivamente utilizzati per tale scopo. E al meglio. E’ chiaro che se lo stesso lavoro, che prima facevano in tre ora lo fa uno solo, questo NON avveniva. E’ chiaro che qualcuno è stato assunto per compiacere. E tutto questo con i MIEI soldi(e con i VOSTRI). Scoperto il clamoroso ammanco, è cominciato un teatrino che in un paese civile si direbbe INDECENTE. Il sindaco, che nomina un CdA di un IPAB che a sua volta nomina il Direttore Generale che ha causato l’ammanco, rifiuta ogni responsabilità, sostenendo che non risponde delle gesta eroiche dei nominati. Erano taaanti anni che andava la roba così. C’era fiducia. Chi sta in maggioranza non è pervenuto. Chi sta in minoranza ricorda che serve competenza, chiede che la Giustizia identifichi i responsabili, appoggia i sindacati. Perché, già, esistono i sindacati. Quelli che, finora, per loro, andava tutto bene. E ce n’erano taanti che potevano iscriversi. La Regione SI RICORDA di avere una legge in proposito, una legge sulla vigilanza che notoriamente si fa DOPO, e non prima del fattaccio. Nomina un commissario voluto a gran voce dalle minoranze. Poi il commissario fa un controllo che non piace-ma qualcuno ha visto il progetto? A livello pubblico NON è stato presentato– e allora il commissario non lo si vuole più. Così il consiglio comunale, forte di una pressione di quella ventina di dipendenti che giustamente difendono il loro lavoro, delibera una COSA che risulta una vera e propria presa in giro. promuove verso la regione un’indirizzo sintetizzabile così: vendiamola a un ente pubblico. Non perché funzioni bene, basta che sia pubblico…che così lo zio di mio cugino, che lavora lì, è sicuro che non sta a casa, poveretto(poveretto davvero). Non ne troviamo uno? Allora va bene anche un privato PERO’mi rispetta dei criteri di gestione sani, allora, e  mi dice quanto lo vuole pagare, lo zio di mio cugino…e gli garantisca il lavoro, che non me lo trovi a casa con la forca che ha usato il nonno dieci anni fa, incazzato come un ucraino di Mariupol a cui è arrivato un Grad sul giardino… Eh si, perché lo zio di mio cugino, se perde il lavoro, non mi vota più. Se lo zio di tuo cugino, per inciso, è di buonsenso non ti vota più A PARTIRE DA ADESSO: perché non è possibile che tu mi prometta un lavoro con soldi che non  si sa da dove arrivino. Ed infatti l’istituto Assistenza Anziani- IAA, a cui è stato assegnato l’interesse della regione e del comune di Isola della Scala, una volta saputo della cosa(pensate: non lo sapeva ancora), alza le mani e mette dei paletti: NON POSSIAMO PRENDERE IN GESTIONE UN’ATTIVITA’ SENZA COMPRENDERE CHE COSA COMPORTA. COLPO DI SCENA: Il circo equestre ha trovato un attore intelligente. Complimenti. Si vede che sono così abituati a gestire il loro lavoro, quello dell’assistenza agli anziani, che all’IAA si sono dimenticati di esssere ente pubblico o privato. Non succede al comune, ma lasciamo perdere. La Casa di Riposo Albertini si dovrà ripagare i debiti con la gestione economica…attraverso finanziamenti a tasso agevolato prestati da banche che NON hanno fatto il loro dovere di controllo, e al netto di questo i conti dovranno quadrare comunque: chiaro che l’IAA, prima di prendere in gestione l’Albertini, vuole controllare la sua … mi viene da dire “redditività” ma mi fsccio il segno della Santa Croce: possiamo dire la sua gestione contabile, finanziaria e soprattutto operativa? Adesso l’IAA farà in pratica quello che era chiamato a  fare, per obbligo e non per buonsenso un ente privato che sarebbe stato interessato all’affare. URKA. Forse che la natura pubblica dell’ente cambia qualcosa??? Assolutamente NO. Ma è una VERITA’ troppo scomoda da dire alla gente, vero? In fondo bisognerebbe spiegare loro che, se la gestione è fatta BENE la festa dell’assunzione del Babbo è finita. E dirlo così, senza precauzioni sessuali, può comportare alcuni rischi. E raccomandare una due diligence di una società esterna, non sarebbe stata una buona idea??? Troppo rischioso anche quello. Magari viene fuori che per colpa di qualcuno la Albertini sarebbe da chiudere. Ma si può anche dire che vada in perdita. Basta sapere di QUANTO. Perché non è che ci dobbiamo lucrare sugli anziani, anzi…dobbiamo semplicemente capire COME gestire al meglio questa spesa poer erogare un buon servizio comunque. Adesso l’IAA, dopo una sua analisi, potà decidere: – di incorporare la Albertini tra le sue attività, nel qual caso le eventuali richieste che avanzerà in termini di gestione saranno fatte da questo ente e non dai poveri politici de noantri, che hanno fatto TUUUUTTO IL POSSIBILE per salvare la situazione…si sono prestati a fare perfino la figura dei pirla, che pirla non sono(??), per il benessere della comunità. – oppure declinerà l’offerta. Così sarà inveitabile fare una gara pubblica…e mi auguro che qualcuno prenda in mano, in quel caso, la situazione, preoccupandosi che i criteri siano legati a paramentri di buonsenso. Che di tempo ne abbiamo perso abbastanza e sulla pelle della gente, contribuenti, ANZIANI(già sarebbero loro al centro del servizio) e dipendenti…si è giocato abbastanza. Il problema è, come dicevano i latini, che NATURA EXPELLAT FURCA, TAMEN USQUE RECURRET… uso il latino perché direi parolacce, altrimenti.

Charlie Hebdo è MORTO. E non sono io…

Già, a quanto pare.

E’ libertà di satira disegnare il Padre che si fa sodomizzare dal Figlio, ma non è satira prendere in giro gli ebrei(che però si riservano di dire, per voce del rabbino di Parigi, che la satira è libera).

Avete ricordi di qualche vignetta satirica sugli ebrei?

Ma mi fermo qui, se no sono antisemita. Intanto un ragazzo PRENDE IN GIRO CHARLIE  HEBDO per una vignetta che fa contro il Corano, in riferimento a una soppressione violenta che il generale SISI, egiziano, ha fatto contro i Fratelli Musulmani.

Si può? Certo che si può. Si può anche il contrario però. A quanto pare no, dato che il sedicenne rischia da 75000 euro di multa a cinque anni per “Difesa del Terrorismo”.

Diciamola tutta. Hanno vinto i fondamentalisti. Ci hanno radicalizzato nei nostri luoghi comuni, nelle nostre peggiori paure…ed ora dobbiamo ridere di qualsiasi vignetta di cattivo gusto.

BASTA CHE COLPISCA I SOLITI NOTI.

XAG to EUR Exchange Rate – Bloomberg

XAG to EUR Exchange Rate – Bloomberg.

L’argento si è messo a rincorrere l’oro…ma se qualcuno mi spiegasse il divaricarsi di questi due rapporti, ne sarei a lui molto grato!!